2018: lessons & resolutions

Ogni fine anno arriva il momento in cui bisogna fermarsi un'attimo e guardare indietro. Alla fine del 2017, nelle note del mio PC, ho scritto una bella lista di cose che avrei voluto fare e realizzare nel 2018. Che dire, rivedendo questa lista ora, mi sono resa conto di averne compiuto... 20-30%.

Molti criticano la creazione, anche molto generalizzata, della lista dei buoni propositi per il nuovo anno, pensando "tanto non si realizzano mai!" Io, invece, sono convinta che i nostri sogni sono degli obiettivi, degli progetti, e se non ci impegneremo a realizzarli, rischiamo di stare sempre fermi. Ogni volta che ho dei dubbi su qualcosa, o mi assale un'ondata di pigrizia, immagino sempre me, settantenne, che guarda indietro alla vita e si chiede se si pente di qualcosa. Ogni giorno cerco di fare qualcosa per fare quella futura Anastasia settantenne, felice.

 

All'inizio, ho pensato del 2018 come di un anno, se non fallimentare, ma quanto meno inutile. Come si fa ad andare avanti nella vita e migliorarsi se non sei capace di tenere in mente i tuoi obiettivi ed andargli incontro, anche se lentamente? Ma poi, qualche giorno fa ho deciso di rivedere delle foto di quest'anno e ho capito di essere stata piuttosto ingrata. Gli eventuali obiettivi mi hanno oscurato la vista, e mi hanno impedito di vedere, anche se per un po', tutta quella quantità di momenti bellissimi che ho vissuto quest'anno, tutte le persone che mi hanno circondato, tutti quei viaggi che ho fatto, conversazioni aperte che ho avuto. Sarò non dove avrei voluto essere, ma sono laddove devo essere ora.

Oggi, quindi, vorrei parlarvi un po' di tutto. Vorrei raccontare dell'anno che se ne va e di quello che vorrei ottenere dall'anno che viene. Vorrei condividere ciò che penso veramente della lista di buoni propositi e come trarre le lezioni da un anno che non è andato come volevi. Vorrei concludere questo 2018 con un post molto personale, per poi proseguire in un'altra direzione, la direzione che non ho mai avuto abbastanza forze da intraprendere.

Se dovessi descrivere il 2018 in una parola, quest'ultima sarebbe "vulnerabilità". Quest'anno ho notato che, a volte, si può imparare più dalle conversazioni aperte con delle persone che dai libri scolastici. La bellezza nasce soprattutto nel momento in cui una persona, poco vicina, si apre con te. Fino ad ora, ero sempre abbastanza diffidente verso chi avevo davanti e facevo passare tanto, ma tanto tempo per aprirmi veramente. Beh, spoiler alert: farlo o non farlo, difficilmente vi aiuterà a non rimanere feriti dalle persone. Il dolore ci sarà sempre, ma sta a noi decidere come affrontarlo. E a volte, condividerlo con qualcuno può essere la soluzione migliore. Inoltre, nel 2018 ho rivisto il mio modo di pormi nelle relazioni. Grazie ad essi, ed attraverso una serie di eventi, mi sono resa conto dei miei errori passati (perché a volte ci deve passare tanto tempo prima di imparare la lezione da un'esperienza), ho iniziato a vivere le relazioni nella mia vita con maggiore consapevolezza, gratitudine e, magari, con un mindset del tipo "vivi ora, non pensare a domani".

Ovviamente, come in tutto, non bisogna mai dimenticare la ragione e l'intuizione. Fidarsi delle persone non significa essere stupidi e non dire mai di no, e godere il presente non esclude la necessità di guardare un po' avanti con la mente fresca. Da qui, un'altra lezione che ho imparato quest'anno: dare priorità a sé stessi. Dicendolo, non intendo essere egoisti; bensì, prendere in mano la responsabilità della sua vita. Saper riconoscere la gente tossica ed allontanarsi, saper individuare le priorità nella vita, avere la capacità di cambiare tutto se la vita non va più come vorresti. Dare priorità a sé stessi, significa pensare al proprio bene e, fondamentalmente, fare ciò che ti fa felice, senza fare danni agli altri.

 

Infine, non posso non menzionare un'altra cosa che ho capito quest'anno: al 95% la tua vita dipende da te. Quei 5% li riserviamo agli imprevisti, ma diciamo la verità: se le cose vanno male, o non come uno vuole, è più probabile che la colpa sia della persone che di genitori/governo/studio. Ricordiamoci che se qualcun altro, prima di te, ce l'ha fatta a fare la cosa che vorresti anche tu, con le condizioni simili - ce la puoi fare anche tu. Il resto sono le scuse.

C'è da dire anche che la vita non è una lista precisa delle cose da fare, contrariamente da quello che ci fanno credere tutti i blogger super produttivi. La vita è caotica e strana, felice e triste; in una parola, è un'avventura. Avere gli obiettivi precisi nella vita è importantissimo; la visione della realtà che vorresti avere è fondamentale. Ma bisogna avere una forte flessibilità mentale per accogliere anche quelle esperienze che derivano dal fatto che non possiamo prevedere e pianificare tutto. Bisogna aprirsi ed accettare che, a volte, le cose non vanno come vogliamo, ma va bene così; in un anno tutto può cambiare, tante cose di cui non siamo ancora a conoscenza possono accadere. Le persone lontane possono diventare vicine e viceversa.

E per quando riguarda le resolutions... Ovviamente, la mia lista l'ho già scritta. Comprende sia degli obiettivi fisici, che riguardano il lavoro, lo studio e i viaggi, sia quelli mentali. Non la condividerò qui con tutti, ma se avete dei dubbi su come farla, vi invito a leggere i miei vecchi post che riguardano questo argomento qui e qui. 

Per concludere, confesso che non saluto questo 2018 col cuore leggero. Ma credo anche che il 2019 conserva tante belle sorprese per chi non ha paura di sognare e cambiare le cose. Grazie per essere stati con me quest'anno, nonostante la mia assenza qui, e per l'anno nuovo vi auguro di partire da sé stessi se volete cambiare qualcosa. E non aver paura di niente (anche se questa è la cosa sulla quale dovrei ancora lavorare io.)

 

Ci vediamo nel 2019.