Anno nuovo, vita nuova: errori più comuni che commettiamo nel fissare gli obiettivi.

Tra il 3o dicembre e i primi di gennaio ho sentito parlare più di buoni propositi per l'anno nuovo che di ciò che si mangiava al cenone. Tante storie di persone in palestra che si allenano con foga, qualcuno pubblica le foto di loro lèggere, bere 8 bicchieri d'acqua al giorno e mangiare l'insalata. Sembra tutto così facile all'inizio dell'anno, ma pochi si ricorderanno delle promesse date, diciamo, già a metà aprile. Buoni propositi è una cosa bellissima (ne ho parlato poco fa e continuo a sostenere che bisogna fissarli), ma c'è chi riesce a realizzarli e chi no, e per questo è facile deprimersi.

Questa voglia di fissare gli obiettivi è giustificata dal fatto che siamo abituati a pensare nel modo piuttosto analitico: cerchiamo sempre di trovare una data, un punto di partenza, dopo il quale tutto magicamente migliorerà. Lunedì, il primo del mese, l'anno nuovo - sono i limiti che imponiamo solo noi stessi (o ci viene imposto dai media), ma qualsiasi giorno può diventare l'inizio di qualcosa di nuovo.

E' anche vero che siamo circondati dalla pressione continua dalla parte di società, famiglia, datore di lavoro o noi stessi, che quando non riusciamo a realizzare qualche 'buon proposito', ci sentiamo come se fossimo degli esseri inutili. Ma esiste un solo motivo che accomuna tutti i resolutions falliti, ed è un errore che commettono molti: i buoni propositi non vengono formulati bene. In realtà, le promesse che le persone si danno alla fine dell'anno si possono unire in due gruppi: promesse e sfide. Le sfide, anche quelle difficili, spesso si realizzano, ma le promesse no. Allora la soluzione appare spontanea: formulare le promesse sotto forma delle sfide, e la possibilità della loro realizzazione aumenterà notevolmente. Beyonce cantava che la sua aspirazione nella vita sarebbe essere felice, ma per quanto possa essere poetico, dal punto di vista funzionale è la peggiore formulazione dell'obiettivo per la vita. Più l'obiettivo è astratto, più ci sono le probabilità che non si realizzerà mai. Sapendo questo, si può "ingannare il sistema", escludendo le astrazioni al massimo, e trasformandoli negli impegni precisi.

Ma qual è la differenza? Le promesse, appunto, sono astratte: sarò più sano, guadagnerò più soldi, imparerò a cucinare. Ovviamente, è difficile realizzare gli obiettivi così vaghi. Le sfide, invece, sono più concrete e seguono di solito seguenti regole:

  1. Deadline. Ad esempio, "passare DELE entro agosto". Avendo una data precisa in mente, è più facile (ed è totalmente necessario) pianificare i prossimi passi, monitorare il progresso per capire se ti stai avvicinando all'obiettivo o no - la cosa che risulta più difficile se, diciamo, ti prometti di fumare di meno.
  2. Indicatore misurabile. Ad esempio, "leggere 50 libri". Dopo averne letto 25 saprai precisamente di stare a metà, la cosa che risulta impossibile da individuare se, diciamo, ti prometti di fare più amicizie quest'anno, dato che non sai come dovrebbe essere il risultato finale.
  3. Realismo. Da qui deriva un'altra regola - fare una, massimo due azioni, ma regolarmente, per avvicinarti al tuo obiettivo. Non cercare di "educarsi", ma "leggere 20 libri e fare 3 corsi online". Non sperare di "imparare il francese", ma "studiare il francese ogni giorno per mezz'ora". Non "avere il culo migliore", ma "fare 100 squat ogni giorno".

Le piccoli azioni giornalieri son più facili da realizzare e portano ai risultati migliori. Questi azioni, spesso, assomigliano più a delle abitudini che semplicemente dobbiamo inserire nella nostra routine quotidiana. Tutto conta, dall'orario in cui ci svegliamo, al come finiamo la giornata. L'inserimento di queste abitudini deve essere graduale, quasi come l'aumento dello sforzo durante gli allenamenti in palestra. Si sa che è inutile incaricare i muscoli deboli e non preparati, lo stesso discorso vale anche per il nostro cervello. L'adattamento è alla base. Ovviamente, i cambiamenti veloci ed efficaci, quelli che spesso vediamo su Instagram o in TV sembrano belli, ma il loro effetto motivante scade subito: presto, uno si stanca di seguire le regole create da qualcun altro e ritorna nella vecchia routine. Non è male ispirarsi, prendere esempio dalle persone di successo, di amici o di influencer, ma è nocivo cercare di inserire gli obiettivi altrui nella propria vita. E' fondamentale capire perché hai bisogno di certi cambiamenti ed esserne responsabile.

E' chiaro che c'è chi ama le liste, come me, e c'è a chi essi fanno venire solo ansia - è normale. Ma se di base c'è la voglia di andare avanti, si può adattarsi a qualunque modo di monitorare i propri successi - la massima visualizzazione del possibile risultato aiuta a vedere dove ti porteranno tutti i sacrifici che sei disposto a fare il primo gennaio, e permette di restare sempre motivato. Ma anche se hai pianificato tutto fino all'ultimo dettaglio, ricorda, che alcuni propositi sono destinati al fallimento, ma non è la fine del mondo. Anche il fallimento è la parte del processo di crescita e non devi aver paura. Con la stessa apertura mentale bisogna guardare anche le cose che, col tempo, ci smettono di piacere. A volte, vogliamo intraprendere qualcosa di nuovo, ma va a finire che non è così come lo immaginavamo - è normale, è esperienza e non è un motivo per fermarsi.

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