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Non c'è niente come tornare in un luogo che non è cambiato, per rendersi conto di quanto sei cambiato tu.

 - Nelson Mandela

Sfuggire dalla realtà per trascorrere un po' di tempo con te stesso è essenziale. Tornare in un posto dove mancavi da tanti anni è incomparabile. E se metti insieme le due cose, viene fuori una vacanza indimenticabile, capace di farti rendere conto di come sei cambiato e come andare avanti. E' così che quest'anno, nonostante le continue instabilità su questo territorio, ho deciso di ritornare a casa per qualche settimana, nella regione di Donetsk.

Il mio blog è stato sempre allineato alla positività e motivazione, senza toccare i temi più sensibili, come la religione o la politica. Per cui, vorrei omettere tutti i dettagli legati a quest'ultimo argomento, senza raccontare cosa ho visto e com'è cambiata la regione, politicamente parlando. Dico solo che sono davvero fiera del mio popolo che, nonostante la guerra, i bombardamenti e l'instabilità, è riuscita a superare tutto ed andare avanti, adattandosi alla nuova realtà.

Devo dire che, in un certo senso, arrivata qui ho avuto lo 'shock culturale'. Ormai so per certo di sentirmi straniera sia in l'Italia giustamente, che nel paese in cui sono nata. L'ho potuto notare soprattutto quest'anno, quando la realtà a me abituale è mutata tantissimo. E' mutata per ovvie ragioni: ognuno è andato avanti, ha proceduto con la propria vita, si è trasferito, sposato o divorziato. Ognuno ha le proprie preoccupazioni legati al lavoro, alla vita privata o alla famiglia. E' incredibilmente bello vedere che il mondo qui non si ferma e le persone a me care stanno andando avanti nonostante tutto, ma allo stesso tempo in due settimane è difficile adattarsi alla 'nuova' vita; è difficile rendersi conto che, probabilmente, non ne potrai mai adattarsi perché dopo un po' te ne vai. E quando torni di nuovo, tra uno o più anni, tutto sarà ancora più estraneo.

In un certo senso è anche interessante non sentirsi a casa da nessuna parte e allo stesso tempo avere la casa un po' ovunque. Non ho mai avuto problemi col sentirmi diversa, perché cerco sempre di circondarmi dalle persone con il modo di pensare simile al mio ed entrare nella mentalità di ogni luogo in cui vado; mettermi al posto di ogni persona che incontro, senza mai dimenticare che ognuno sa qualcosa che tu non sai, ognuno ha qualcosa da insegnarti. Infatti, parlando con i miei vecchi amici, quelli che conosco da un decennio, ho capito ancora una volta che bisogna rischiare ed essere flessibili al cambiamento. La vita passa ad un livello superiore nel momento in cui capisci il tuo valore e vai avanti, nonostante tutto. La vita cambia radicalmente quando tu, finalmente, decidi prendere le responsabilità per le tue azioni ed essere emotivamente autonomo. Sono tutte le banalità tratte dai libri self-help, ma quando vedi queste regole applicate sulla tua vita o su quella delle persone a te vicine, capisci la loro universalità.

Per quanto riguarda me, ho iniziato a percepire meglio le cose che in passato davo per scontato. Anche la stupidaggine come prendere il pullman ed andare al centro della città ha acquisito il nuovo significato: dove, se non nei mezzi pubblici, puoi guardare in facce alle persone e dedurre il loro stato d'animo adesso, immaginare  dove stanno andando e cosa stanno facendo nella vita. L'unica cosa sulla quale non si può fantasticare, perché la sai per certo, è ciò che loro hanno dovuto sopportare in questi cinque anni. Due anni di totali cambiamenti, bombardamenti e rifugi, per poi arrivare alla mancanza di prodotti nei negozi, passaggio ad un'altra moneta e disoccupazione. Anche se adesso queste cose sembrano di migliorarsi (spesso e volentieri gli abitanti della città dicono che adesso, in confronto con quello che stava succedendo nel 2014 e nel 2015, c'è la vita felice e prosperosa, ma non sarà mai così come era prima della guerra).

Questi cinque anni mi sono serviti anche per capire meglio le differenze tra l'Italia e i paesi dell'est. Comunque sia, l'Italia è un paese tendenzialmente 'vecchio', rispetto alla Russia, all'Ucraina ecc. Tutto in Italia succede più tardi, ma non sono ancora riuscita a capre se è una cosa positiva o no. Ho capito anche che, in fondo, in sette anni di vita, l'Italia mi ha cambiato poco. E' vero che ho acquisito la mentalità europea, ragiono in modo molto diverso di miei coetanei compaesani, ma stando in compagnia di miei amici e di mia famiglia queste differenze si dissolvono, e viene fuori la mia naturalezza e il desiderio di buttare tutte le maschere ed essere me stessa - la cosa che, a volte, non posso fare in Italia.

Si dice che tutto è per il meglio, e vorrei pensare che, se mi ci sono voluti cinque anni e la rivoluzione per capire certe cose, è perché non poteva andare diversamente. Scoprire chi è il vero amico e chi no, apprezzare di più i momenti trascorsi con la famiglia e rendersi conto dei propri errori per poi ritornare in Italia e poter iniziare un nuovo capitolo della vita. Perché sì, a volte iniziare da capo è fondamentale. Ma ritornare al passato può essere altrettanto utile.